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argentoA cura di Alberto Apostoli

Le medicazioni antimicrobiche con argento sono quelle più conosciute, utilizzate (o che dovrebbero essere utilizzate) per le lesioni cutanee con segni di colonizzazione critica/ infezione o per la prevenzione delle infezioni. L'uso di questo tipo di medicazioni nel Regno Unito (ma non solo) è diventato un problema di natura economica e di polita sanitaria con risvolti molto pratici. Il consumo crescente è basato sull’assioma che le medicazioni all’Ag servirebbero a contrastare le infezioni scarsamente controllabili a causa dell’antibiotico-resistenza oramai sempre più diffusa (AAVV, 2010). In effetti quasi tutte le linea guida indicano le medicazioni all’Ag per il trattamento locale nelle lesioni con segni di infezione o con colonizzazione critica. Al contrario, le revisioni sistematiche della Cochrane Collaboration da anni sostengono che non ci sono evidenze scientifiche sufficienti per stabilire se le medicazioni con Ag promuovano la guarigione nelle ulcere infette o ne prevengano le infezioni (Storm-Versloot et al, 2010), che non ci sono prove di efficacia nel trattamento delle ulcere croniche infette o contaminate (Vermeulen et al, 2007), così come nelle ulcere del piede diabetico (Bergin et al, 2006) e nelle ustioni a spessore parziale (Wasiak  et al, 2013).

A far “scoppiare il caso” delle medicazioni all’Ag, è stato lo studio clinico VULCAN (Michaels et al, 2009) i cui risultati hanno dimostrato la mancanza di efficacia delle medicazioni all’Ag nella cura delle ulcere croniche rispetto alle medesime medicazioni senza Ag. La ricerca ha trovato estimatori e critici, ma ha rappresentato un punto di svolta e ha ottenuto un’attenzione mediatica senza precedenti, almeno per il fatto che non era finanziata né sponsorizzata da alcuna ditta. I risultati sono stati riportati dai quotidiani nazionali (The Telegraph, 2010; Mail Online Health, 2010) assieme ai dati allarmanti sull’aumento della spesa per le medicazioni.

Sicuramente lo studio ha dei limiti, ma offre uno sguardo diverso sull’uso di questi presidi, contrariamente a molti studi di laboratorio a sostegno delle medicazioni all’Ag, finanziati dalle aziende, e cioè con risultati scontati.

In seguito ai risultati del VULCAN, un rapporto di HTA (Health Technology Assessment) riassumeva i pochi studi clinici e sintetizzava: laddove utilizzate, le medicazioni all’Ag danno gli stessi esiti (tasso di guarigione, infezione, dolore, ecc) delle medicazioni prive di Ag (CADTH, 2010).

I dubbi non riguardano solo l’efficacia delle medicazioni all’Ag, ma anche la quantità di Ag contenuta, dato che le odierne medicazioni hanno concentrazioni molto diverse tra di loro che vanno da 1,5 a 546 mg/100 cm2 (Lansdown, 2004). Altri dubbi sono relativi alla formulazione migliore con cui l’Ag sarebbe (eventualmente) efficace, dato che questo metallo è presente nelle medicazioni con formulazioni differenti (Woodward, 2005).

La risposta delle industrie, preoccupate degli interessi che si vanno ad intaccare, non si è fatta attendere, con la pubblicazione di un “International Consensus” (2012) redatto da un gruppo di esperti, orientato a confutare le affermazioni della Cochrane Collaboration e le conclusioni dello studio VULCAN. Il documento è stato finanziato da BBraun, ConvaTec e Systagenix.

In conseguenza allo studio VULCAN, molti ospedali inglesi e scozzesi hanno scelto percorsi assistenziali fortemente restrittivi nell’uso delle medicazioni a base di Ag.

Tra i criteri più rappresentativi, ci sono: (NPC, 2010; NHS, 2013; HIS, 2013; NHS, 2014; NWMG, 2012)

  • l’uso delle medicazioni antimicrobiche con Ag va riservato solo alle ulcere che non guariscono e con segni clinici di infezione (primari e secondari) o con segni di colonizzazione critica
  • non vanno utilizzate in caso di ferite acute (escluse le ustioni)
  • prima di decidere di ricorrere a una medicazione antimicrobica con Ag è necessaria la discussione con un infermiere esperto o un team dedicato
  • le medicazioni antimicrobiche con Ag non vanno utilizzate per più di due settimane: la prescrizione va conservata nella documentazione del paziente
  • non vanno utilizzate nei bambini, nelle donne che allattano, nei pazienti con insufficienza renale o epatica

 

In Italia manca un percorso simile e ne siamo ben lontani. L’innamoramento acritico delle medicazioni con Ag è frutto di anni di marketing e brochure patinate (evidenze?), corsi sponsorizzati e opinion leader ben oliati.

A quando un confronto approfondito su questo problema?

 

Fonti consultate

 

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Citazione: Apostoli A. (2016) “In Inghilterra le medicazioni all’argento hanno smesso di brillare”. Disponibile da: http://nonsolomedicazioni.it. Ultimo accesso: gg/mm/aa

Pubblicato: 18 giugno 2016

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Fonti di finanziamento: Nessuna

Conflitti di interesse: Nessuno

 

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