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A cura di Claudia Caula, Alberto Apostoli invito lettura

Ci sono domande che tutti – e in particolar modo ordini professionali, associazioni di categoria, società scientifiche, istituzioni e così via - dovrebbero porsi, ma che invece nessuno si fa, o almeno, si fa in maniera seria e onesta. E anche guardando all’anno che sta per arrivare non si colgono segnali di una concreta inversione di tendenza. 

A dispetto di ciò, in questo numero della rubrica INVITO ALLA LETTURA eccoci (ed eccovi) faccia a faccia con un quesito a dir poco amletico per chi si occupa di lesioni cutanee: qual è lo ‘stato di salute’ del wound care?

Per una risposta soddisfacente, è necessario fare un passo indietro e chiedersi più in generale qual è lo ‘stato di salute’ della medicina, della quale il wound care è ovviamente e inevitabilmente parte integrante. Vi proponiamo quindi tre pubblicazioni che danno un’idea della drammatica e profonda crisi che si sta consumando nella opaca e silenziosa indifferenza dei più. Ma, come la Storia insegna, non sempre ciò che costituisce un comportamento di “maggioranza” coincide con ciò che è giusto, equo o etico, né significa che - per usare le parole di Victor Montori – ci si debba rassegnare ad esso.

Montori V. Perché ci ribelliamo. Una rivoluzione per una cura attenta e premurosa. Roma: Il Pensiero Scientifico, 2018. P. 180.

 


 

 

L’eloquente sottotitolo “Come industrie e istituzioni condizionano le scelte del medico” (e non solo dei medici, ci permettiamo di aggiungere) non lascia spazio a fraintendimenti o giri di parole sugli intenti degli autori, già ‘penne’ attivamente impegnate nell’iniziativa Illuminiamo la Salute promossa, tra gli altri, da Libera, Gruppo Abele ecc sul tema della corruzione nel mondo della sanità.

Come per il progetto del 2012, la finalità del libro di Dirindin, Rivoiro e De Fiore è quella di costruire consapevolezza, favorendo la capacità di riconoscere le situazioni di rischio di conflitto di interesse. Se infatti da un lato gli operatori sanitari intrattengono spesso rapporti finanziari, diretti o indiretti, con la cosiddetta ‘industria della salute’, dall’altro essi hanno difficoltà a percepire chiaramente i condizionamenti che ne possono derivare, quando – evenienza per nulla rara - non percepiscono affatto le questioni etiche che vi si celano dietro.
Non a caso il capitolo che apre il libro affronta subito la questione del “Cos’è (e se lo è) il conflitto di interessi”: perché – ammettiamolo - quando si parla di conflitto di interessi a volte si ha la sensazione di parlare dello Yeti o del mostro di Loch Ness, creature leggendarie sulla cui reale esistenza ancora oggi tutti si interrogano.
Nei capitoli successivi è possibile trovare la spiegazione delle strategie messe in atto per influenzare le scelte dei professionisti della salute e dei cittadini in vari ambiti, dalla ricerca scientifica al mondo accademico, all’industria del farmaco, alimentare e dei dispositivi sanitari, e al settore cruciale della formazione e della informazione/comunicazione scientifica.
La parte conclusiva è dedicata al ‘cosa fare’ per contrastare ma soprattutto per agire prevenendo questo fenomeno tanto insidioso e diffuso quanto sottostimato.

Perché leggerlo: Per fare un primo passo scegliendo di smettere di essere complici di interessi che si giocano sulla pelle dei pazienti.

 


 

Scritto oltre una ventina di anni fa, questo testo ha anticipato in maniera ‘profetica’ diversi tra gli aspetti della medicina che nel tempo sono diventati critici. L’autore è Bernard Lown, grande cardiologo americano, famoso per avere introdotto l’uso diffuso del defibrillatore e per avere avviato le prime unità di cure coronariche, e insignito del Premio Nobel per la pace, che già nella prefazione ci regala una lucidissima analisi: “Credo che la crisi profonda che dilania la medicina contemporanea sia soltanto in parte dovuta ai costi crescenti che la società deve sostenere: il problema è più globale e non si limita all’economia. La medicina, a mio avviso, ha perso la sua strada, se non addirittura la sua anima”.
Così come deve essere, il libro ha il proprio ‘cuore’ in quello che è il rapporto tra professionista e paziente, o meglio, quel che ne rimane: Lown infatti scrive ”Il patto non scritto tra medico e paziente, consolidatosi attraverso i millenni, sembra essersi infranto”. E aggiunge: “Per poter curare, un medico deve sapere innanzitutto ascoltare”, spingendosi ad affermare che un ascolto attento “rappresenta lo strumento diagnostico più efficace nel complesso corredo del medico. L’anamnesi è più utile di tutti gli esami e le tecnologie disponibili”.
Chissà quanti sono d’accordo con lui?

Perché leggerlo: Onestamente è più difficile trovare un motivo per non leggerlo che uno per leggerlo. Ad ogni modo, il primo motivo è più che altro un augurio, una speranza: che ci si faccia contaminare dalla passione di un professionista che scrive della “sua storia d’amore mai interrotta con la medicina”.
Il secondo è facilmente intuibile nella dedica dell’autore: “Questo libro vuole essere una piccola ricompensa ai miei pazienti, che, in ultima analisi, sono stati i miei maggiori maestri e che mi hanno aiutato a diventare medico”.


L’ultimo titolo proposto non è di un libro, ma di una monografia realizzata dalla Fondazione GIMBE in occasione del 40°anniversario del Servizio Sanitario Nazionale, una delle più grandi conquiste sociali dei cittadini italiani, ma che oggi come oggi si trova ad una svolta cruciale.
Come è noto, in numerose nazioni - non da ultime Spagna e Inghilterra - sono state compiute riforme che, pur diverse fra loro, sono accomunate da una estesa privatizzazione dei servizi sanitari, se non dall’abbandono del modello di sanità pubblica.
Anche in Italia la sostenibilità del SSN è al centro di polemiche, dibattiti e concrete preoccupazioni su “l’assalto all’universalismo – e ai principi fondanti della Legge 833 – (che) si manifesta con un disegno basato sul definanziamento del settore sanitario pubblico (con il blocco delle assunzioni e degli investimenti) e sulla promozione del «secondo pilastro» assicurativo privato” (Maciocco, 2018).

Perché leggerlo: Perché “La sanità pubblica è come la salute: ti accorgi che esiste solo quando l’hai perduta”.

Maciocco G. (2018) 40 anni di Servizio Sanitario Nazionale: l’assalto all’universalismo. Disponibile da: http://www.sossanita.org/archives/4999 Ultimo accesso: 22 12 2018.

 




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