utilizziamo cookies solo per motivi tecnici e non per ottenere profilazioni commerciali 

A cura di Claudia Caula, Angela Libardi, Emilia Lo Palo, Alberto Apostoliinvito lettura

Nel mese di ottobre prende il via una nuova rubrica intitolata “Invito alla lettura”.

L’intento è quello di segnalarvi pubblicazioni inerenti al mondo del wound care (ma non solo), individuate consultando uno dei principali database biomedici, ossia PubMed, ma anche altre banche dati o motori di ricerca. Si tratta di documenti che, per motivi spesso molto diversi tra loro, hanno attirato la nostra attenzione e il nostro interesse. Vi proporremo l’abstract in lingua originale, invitandovi ad approfondire i contenuti leggendo il testo integrale.    

 


CITAZIONE SECONDO PUBMED

Beeckman D, Van den Bussche K, Alves P, Arnold Long MC, Beele H, Ciprandi G, Coyer F, de Groot T, De Meyer D, Deschepper E, Dunk AM, Fourie A, García-Molina P, Gray M, Iblasi A, Jelnes R, Johansen E, Karadağ A, Leblanc K, Kis Dadara Z, Meaume S, Pokorna A, Romanelli M, Ruppert S, Schoonhoven L, Smet S, Smith C, Steininger A, Stockmayr M, Van Damme N, Voegeli D, Van Hecke A, Verhaeghe S, Woo K, Kottner J. Towards an international language for incontinence-associated dermatitis (IAD): design and evaluation of psychometric properties of the Ghent Global IAD Categorization Tool (GLOBIAD) in 30 countries. Br J Dermatol. 2018 Jun;178(6):1331-1340. PMID: 29315488

 Abstract

BACKGROUND: Incontinence-associated dermatitis (IAD) is a specific type of irritant contact dermatitis with different severity levels. An internationally accepted instrument to assess the severity of IAD in adults, with established diagnostic accuracy, agreement and reliability, is needed to support clinical practice and research. OBJECTIVES: To design the Ghent Global IAD Categorization Tool (GLOBIAD) and evaluate its psychometric properties. METHODS: The design was based on expert consultation using a three-round Delphi procedure with 34 experts from 13 countries. The instrument was tested using IAD photographs, which reflected different severity levels, in a sample of 823 healthcare professionals from 30 countries. Measures for diagnostic accuracy (sensitivity and specificity), agreement, inter-rater reliability (multirater Fleiss kappa) and intra-rater reliability (Cohen’s kappa) were assessed. RESULTS: The GLOBIAD consists of two categories based on the presence of persistent redness (category 1) and skin loss (category 2), both of which are subdivided based on the presence of clinical signs of infection. The agreement for differentiating between category 1 and category 2 was 0·86 [95% confidence interval (CI) 0·86-0·87], with a sensitivity of 90% and a specificity of 84%. The overall agreement was 0·55 (95% CI 0·55-0·56). The Fleiss kappa for differentiating between category 1 and category 2 was 0·65 (95% CI 0·65-0·65). The overall Fleiss kappa was 0·41 (95% CI 0·41-0·41). The Cohen’s kappa for differentiating between category 1 and category 2 was 0·76 (95% CI 0·75-0·77). The overall Cohen’s kappa was 0·61 (95% CI 0·59-0·62). CONCLUSIONS: The development of the GLOBIAD is a major step towards a better systematic assessment of IAD in clinical practice and research worldwide. However, further validation is needed.


Perché leggerlo: Attraverso il GLOBIAD, uno strumento di classificazione dedicato alle dermatiti associate all’incontinenza (IAD), questo studio si propone di contribuire a rispondere alla necessità di “parlare la stessa lingua” al momento di valutare le IAD – necessità che ovviamente è estesa all’intera gamma delle lesioni cutanee. Il processo di elaborazione e di validazione preliminare ha visto coinvolti professionisti appartenenti a svariate nazioni che hanno tradotto lo strumento in 14 lingue, tuttavia non è stata effettuata la back translation [1]. Un’altra limitazione dello studio è l’utilizzo di fotografie per classificare le IAD le quali però forniscono solo una prospettiva bidimensionale, in cui segni clinici come calore, edema, dolore – annoverati tra gli indicatori di infezione – non sono repertabili: non è probabilmente un caso che su questo item si sia registrato un basso livello di accordo tra valutatori.

iad

[1] Qualora uno strumento di valutazione, un questionario ecc venga utilizzato in una lingua diversa da quella in cui è stato validato in origine, un traduttore produce la versione nella ‘nuova’ lingua (es., dall’inglese all’italiano); un secondo traduttore quindi ri-traduce la versione ottenuta (es., dall’italiano all’inglese) . Lo strumento tradotto deve essere validato nuovamente per dimostrare che ‘funzioni’ bene come l’originale; l’adattamento tra culture diverse necessita che le proprietà psicometriche siano stabilite nel nuovo contesto culturale e linguistico.

 


CITAZIONE SECONDO PUBMED

Ro HS(1)(2), Shin JY(1)(2), Sabbagh MD(3), Roh SG(1)(2)(3), Chang SC(1)(2), Lee NH(1)(2). Effectiveness of aspiration or deroofing for blister management in patients with burns: A prospective randomized controlled trial. Medicine (Baltimore). 2018 Apr;97(17):e0563.  PMCID: PMC5944508 PMID: 29703044

Abstract

BACKGROUND: Health care providers commonly encounter blisters when treating burn patients. The question as to whether burn blisters should be drained or deroofed has long been debated. To our knowledge, there has been no controlled, randomized clinical trial to determine which treatment is the best management option. METHODS: Between March 2016, and September 2016, 40 patients with burn blisters greater than 6-mm were enrolled in our study. Patients were randomized into 2 groups: aspiration group and deroofing group. The number of days to complete re-epithelialization was noted. Patient and Observer Scar Assessment Scale data were recorded from subjects and investigators at 4 time points. Pain during dressing changes was evaluated using a visual pain scale. Bacterial cultures were also obtained. RESULTS: Average number of days to complete wound healing was 12 days in the aspiration group and 12.55 days in deroofing group. On the Patient and Observer Scar Assessment Scale, investigators found that the aspiration group scars demonstrated improvements in relief and thickness while subjects rated aspiration scars better in terms of pain. Patients with palm/sole blister in the deroofing group scored higher than aspiration group on the visual analogue pain score but it was also not statistically significant (2.66 vs 3.25). The overall incidence of colonization with microorganisms in each group was not significant (15% vs 40%). CONCLUSION: Neither aspiration nor deroofing is a superior treatment of burn blister. However, some objective indicators suggest that aspiration treatment might be more effective than deroofing treatment.

Perché leggerlo: “Aspirare o ‘togliere il tetto’ delle flittene da ustione, questo è il problema”: l’amletica domanda se la sono posta ancora una volta, come tanti altri prima di loro e probabilmente altrettanti dopo, gli autori di questo studio randomizzato che sicuramente è indebolito dal basso numero di partecipanti (appena una quarantina), ma almeno ha tentato di andare oltre al solito “Secondo me è meglio fare così” adottando un approccio metodologico sperimentale e sistematico. Gli esiti valutati erano divisi in 4 categorie: guarigione della lesione da ustione, esiti funzionali ed estetici, comfort del paziente e colonizzazione. Ro et al concludono che lo studio fornisce prove di efficacia di buona qualità che indicano la mancanza in generale della superiorità di una tecnica di gestione delle flittene, tuttavia dimostra che l’aspirazione potrebbe essere maggiormente efficace in termini di alleviare il dolore e come risultato estetico della cicatrice. Il full text è scaricabile gratuitamente da PubMed.


 

CITAZIONE SECONDO PUBMED: Black JM(1), Salsbury S, Vollman KM. Changing the perceptions of a culture of safety for the patient and the caregiver: integrating improvement initiatives to create sustainable change. Crit Care Nurs Q. 2018 Jul/Sep;41(3):226-239. PMID: 29851672

 

Abstract

Evidence indicates that chances for a successful patient mobility program, prevention of pressure injury and falls, and safe patient handling are enhanced when an organization possesses an appropriate culture for safety. Frequently, these improvement initiatives are managed within silos often creating a solution for one and a problem for the others. A model of prevention integrating early patient mobility, preventing pressure injuries and falls while ensuring caregiver safety, is introduced. The journey begins by understanding why early mobility and safe patient handling are critical to improving overall patient outcomes. Measuring current culture and understanding the gaps in practice as well as strategies for overcoming some of the major challenges for success in each of these areas will result in sustainable change.

Perché leggerlo: Migliorare l’assistenza dei pazienti dovrebbe essere la leva motivazionale che muove ogni professionista della salute che ardisca definirsi tale. D’altro canto, è pur vero che, come sottolineano Black et al, anche quando vengono messi in campo progetti di miglioramento, lo si fa spesso a compartimenti stagni, con il risultato di “creare una soluzione per un aspetto, e un problema per gli altri”. Per questo è fondamentale che le varie iniziative si muovano in maniera trasversale. In questo senso, l’Hospital Improvement Initiative Program della American Hospital Associatiation ha lanciato a livello nazionale la campagna “UP”, i cui 3 componenti (Wake UP, Get UP, e Soap UP) hanno un impatto sulla qualità di 7 diversi esiti in ognuna delle aree. Per esempio, in merito al componente Get UP, la precoce mobilizzazione del paziente ospedalizzato coniuga la prevenzione della cadute, quella delle infezioni associate al catetere urinario, del delirio, delle complicanze associate alla ventilazione meccanica, delle lesioni da pressione e del tromboembolismo venoso.

Black et al hanno ulteriormente ‘alzato’ l’asticella, proponendo una singola iniziativa di miglioramento che incorpori la precoce mobilizzazione dei pazienti acuti e critici con la prevenzione delle cadute, la prevenzione delle lesioni da pressione, la riduzione degli episodi/durata del delirio, la riduzione dei tempi di ventilazione meccanica, aggiungendo una dimensione legata alla sicurezza del paziente e sicurezza del caregiver. Le strategie di intervento evidence based saranno presentate più nel dettaglio in una serie di articoli successivi. Insomma, un esempio, assolutamente da imitare, di assistenza pensata e applicata a 360°.

 

scaf2018 10

 

 

 

 




questo sito non riceve alcun finanziamento né sostegno economico